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Il caso Enzo Tortora, intervista a Ricky Tognazzi

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Domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre andranno in onda in prima serata su Rai Uno le due puntate della fiction Il caso Enzo Tortora, la mini serie che racconta la vicenda di Enzo Tortora, al quale presta il volto l’attore Ricky Tognazzi.

Enzo Tortora, popolare conduttore tv, noto per aver presentato il programma “Portobello”, nel 1983 venne arrestato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico; dopo un’odissea fatta di carcere e arresti domiciliari, Tortora venne poi assolto sia in Appello che in Cassazione per non aver commesso il fatto ma, come naturale, la vicenda lasciò un segno profondo nel presentatore.

In un’intervista a Tv Sorrisi e Canzoni, Ricky Tognazzi racconta la sua esperienza nei panni di Enzo Tortora per questa fiction Rai, per la quale è sia attore che regista:

Fare un film su questo caso è un modo per parlare sia della vicenda umana di Tortora sia dei problemi della giustizia italiana. Il suo caso è emblematico, per questo non va dimenticato e va fatto conoscere a chi allora non era ancora nato.

Alla domanda su come si sia calato nella vicenda umana di Enzo Tortora, Tognazzi risponde così:

Bisognava trovare un grado di intimità con il personaggio e avere la piena conoscenza dei fatti per attivare a una sintesi. Per farlo ho letto moltissimo materiale.

Sul perché quasi tutti voltarono le spalle a Tortora, Tognazzi ha una sua idea ben precisa:

Diciamo che siamo un popolo che per sua natura cambia velocemente posizione e sale sul carro dei vincitori. I giornali e la stessa Rai si sono trasformati in accusatori, con qualche eccezione […] E in pochi dopo la sua assoluzione si sono scusati per quanto avevano detto e scritto.  

Infine, a proposito delle perplessità sulla sceneggiatura fiction espresse da Gaia e Silvia Tortora, le figlie del presentatore scomparso, Tognazzi dice:

Comprendo i loro dubbi. Giudicheranno il nostro lavoro dopo averlo visto.

 

Fonte: Ufficio Stampa Rai


 

 

1 commento

  1. ho visto il film un “un uomo per bene” dove placido mi è parso più credibile di tognazzi, dove non ricordo la figura dell’amante, troppo ricalcata nel film di tognazzi dove distrae dal tema centrale dell’ingiustizia tutta made in italy. L’avvocato della valle risulta troppo marginale mentre con tortora doveva essere centrale , si doveva fare emergere la voglia di protagonismo esibizionismo egocentrismo dei giudici che perseveravano in un ostinazione quasi infantile consapevoli del fatto di poter decidere delle le vite altrui consapevoli del loro potere per i quali non è possibile citarli di persona per eventuali errori giudiziari e a rimborsare è lo stato cioè il cittadino. nel film di placido non ricordo il detenuto ivoriano ma forse visti i tempi di oggi è stata un esigenza di copione. La cosa più sconcertante della vicenda resta il fatto che per i giudici fosse più credibile e attendibile un pluripregiudicato che una persona incensurata.

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